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Una bandiera e un abbraccio: due immagini per accendere Natale

Una bandiera e un abbraccio: due immagini per accendere Natale

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Due immagini mi accompagnano in questo periodo che conduce al Natale: la prima è la nuova bandiera siriana, che sventola all’indomani della liberazione dal regime di Bashar al Assad, quella liberazione che attendeva dal 1970, che non era riuscita nel 2011 e che oggi è compiuta in meno di due settimane. É presto per dire se si tratta di una svolta definitiva, se si tratta dell’ennesimo sopruso per la popolazione siriana, se prenderà il via qualcosa di inedito e positivo, oppure se si aggiungerà altra incertezza allo stato di guerra perpetuo che sembra avvolgere le cronache del Medio oriente. Certamente fanno impressione le immagini delle prigioni - oggi finalmente aperte - e delle camere di tortura dove migliaia di oppositori in questi anni hanno perso la vita, si è parlato perfino di forni crematori: strumenti spietati di un regime che ha generato si stima 12 milioni di sfollati, di cui 3 milioni in Turchia, quasi 2 milioni tra Libano, Iraq, Giordania ed Egitto, un milione in Germania.

 

La seconda immagine è quella di Hassan, rientrato a casa dopo un’assenza lunga sei anni (di cui tre passati ad Astalli), e dell’abbraccio con cui sua mamma lo solleva da terra per stringerlo finalmente a sé, per fargli arrivare le sue carezze e le carezze della nonna. Un breve video arrivato pochi giorni fa ai volontari di San Salvatore ne dà una commossa testimonianza. 

 

Sono vicende solo apparentemente lontane, una politica, l’altra privata: al di là di tutte le sofferenze, degli strappi, delle fughe, viviamo per quegli abbracci, per quelle carezze e per quella promessa di liberazione. Il Natale mantenga acceso il desiderio di bene che ci abita, e che in questo periodo vorremmo abitasse un poco di più il mondo. Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a diffonderlo.