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Referendum cittadinanza: invito alla partecipazione al voto per il sì

Referendum cittadinanza: invito alla partecipazione al voto per il sì

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 A Bologna anche il Centro Astalli ha partecipato alla campagna per il referendum con cui si chiede di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter avanzare la domanda di cittadinanza italiana che, una volta ottenuta, sarebbe automaticamente trasmessa ai propri figli e alle proprie figlie minorenni.

In vista del voto è stato diffuso un appello sottoscritto anche da Francesco Piantoni, presidente del Centro Astalli di Bologna, e da Gabriella Santoro. 

 

Ecco il testo dell'appello

Referendum cittadinanza: invito alla partecipazione al voto per il sì

Il Referendum per la cittadinanza dell’8 e 9 giugno merita tutta la nostra attenzione come cittadini e, in particolare, come docenti, insegnanti, persone coinvolte nel campo dell’istruzione e della formazione. Esso propone la modifica dell’articolo 5 della legge 91/1992, in modo da ridurre da 10 a 5 gli anni di legale permanenza in Italia necessari a richiedere la cittadinanza e trasmetterla ai propri figli minorenni, indipendentemente dal percorso di studio e dal luogo di nascita.

La modifica mira ad allineare la legislazione italiana a quella della maggior parte dei paesi europei, senza modificare gli altri requisiti previsti dalla legge (reddito sufficiente al sostentamento, conoscenza della lingua italiana e non aver commesso reati). Dal 1992, anno in cui sono state modificate le norme per l’attribuzione della cittadinanza, la situazione del nostro Paese è profondamente mutata. Nel 1992, i cittadini stranieri residenti in Italia erano circa 700.000, pari all’1%, della popolazione; oggi sono invece 5.300.000, ossia il 4,2%. Di questi, circa 2.500.000 sono i diretti destinatari della modifica introdotta dal Referendum, essendo residenti in Italia da più di cinque anni. Tuttavia, in questi decenni le forze politiche e il Parlamento non sono riusciti ad elaborare un progetto di riforma capace di rispondere alle questioni di fondo in tema di cittadinanza, che le migrazioni hanno proposto in modo nuovo rispetto al passato. Si è così reso necessario il ricorso allo strumento referendario, per sottoporre agli elettori un quesito che, se approvato, possa adeguare la legislazione alla nuova realtà italiana.

Da tempo, ormai, l’Italia è divenuto terra di immigrazione stabile per tanti che qui hanno deciso di rimanere e di mettere radici. I circa 5.300.000 stranieri regolarmente residenti sono persone che lavorano, producono reddito, concorrono ad alimentare il nostro sistema previdenziale, studiano, consumano, si sposano e hanno figli. Sono soprattutto giovani, che non si percepiscono come “stranieri figli di stranieri”, ma come italiani. Sono le nuove generazioni nate e/o cresciute in Italia. L’iter per l’acquisizione della cittadinanza permane, invece, lungo e complicato. Ai 10 anni di residenza attualmente richiesti, uno dei più alti d’Europa, ne vanno aggiunti altri 3 di attesa della sua accettazione.

Ridurre gli anni di legale permanenza -quindi il periodo di attesa complessivo- equivale al riconoscimento del ruolo svolto da persone che già contribuiscono alla crescita della società italiana. La mancanza della cittadinanza produce, infatti, ingiuste discriminazioni, impedendo di partecipare a percorsi di studio all’estero, rappresentare l’Italia nelle competizioni sportive, accedere a borse di studio e mutui, partecipare ai concorsi pubblici, oltre che, naturalmente, esercitare il diritto di voto. Per noi italiani, il sì al Referendum per la cittadinanza rappresenta non solo una presa di posizione contro queste evidenti forme di discriminazione, ma, molto di più, il riconoscimento della funzione fondamentale ed insostituibile che le nuove generazioni esercitano nella costruzione della società italiana del futuro. Esse, infatti, costituiscono un fondamentale punto di incontro tra mondi spesso lontani, ma che la storia, nelle sue vicende imprevedibili, ha reso vicini e intercomunicanti. L’esperienza che questi giovani hanno maturato nel confronto tra padri e figli, passato e presente, tradizione e modernità è un contributo prezioso nella costruzione dal basso di una nuova identità italiana. Essi sono la linfa necessaria per far crescere l’albero dell’Italia multietnica, che è una realtà con la quale siamo tutti chiamati a misurarci. Si comprende così che la rappresentazione degli “stranieri come problema” o come gruppo vulnerabile bisognoso di aiuto, sia una visione superficiale e deformata della realtà, che non tiene conto che essi sono una speranza di futuro anche per noi, proprio nella loro volontà di impegnarsi nello studio, nel lavoro, nella partecipazione: nel loro desiderio di protagonismo.

Per questi motivi, nel richiamare l’attenzione sul profondo significato civico del Referendum per la cittadinanza, ci sentiamo di invitare tutti al voto. Ci auguriamo che il Referendum per la cittadinanza e il suo esito positivo possano avviare un serio dibattito, sia a livello istituzionale sia in ogni ambito della società civile, su che cosa significhi oggi essere cittadini italiani, sul fondamento del patto di cittadinanza, sul senso di una identità nazionale, su come sia possibile ritrovarsi uniti in una società dove convivono culture differenti.