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UN ACCOMPAGNAMENTO 'UNO A UNO' - La riflessione del Centro Astalli di Bologna su “identità e missione” del servizio ai migranti

UN ACCOMPAGNAMENTO 'UNO A UNO' - La riflessione del Centro Astalli di Bologna su “identità e missione” del servizio ai migranti

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C'è chi lo fa per fede, chi per umanesimo, chi per senso di responsabilità sociale, chi per lavoro... Ma in tutti i casi “lo fate bene”. C'è chi crede e chi non crede, ma “tutti sono 'li' per aiutare i migranti: tutte le motivazioni sono valide e buone”. Talvolta, però, serve un 'tempo' per fermarsi e rileggere il senso dell'impegno verso i migranti: un tempo per riflettere su “identità e missione, su ciò che facciamo: il modo in cui si aiuta è importante e fa la differenza”.

E questo 'tempo' se lo è preso anche il Centro Astalli di Bologna: una giornata di incontro tra soci, volontari, operatori guidata da padre Eric Goeh-Akue SJ, responsabile dell'area Identità e Missione del Jesuit Refugee Service (JRS), e padre Alessandro Manaresi SJ, presidente della Fondazione Centro Astalli. “Riflettere insieme per rafforzare il nostro lavoro”, per dirla con p.Eric: ripartire dal “'perchè lo faccio?' per capire meglio il significato e lo scopo del nostro lavoro e rafforzare l'impegno individuale e collettivo”. La sede è stata quella del Centro Poggeschi, una delle realtà dell'arcipelago ignaziano di Bologna, il 'metodo' quello della rilettura dello scopo di 'Astalli' nel contesto del JRS da calare nella riflessione personale e nel confronto in gruppi, secondo lo stile e gli strumenti della spiritualità ignaziana.

Quello che è particolare di Astalli Bologna è l'attenzione ai migranti anche fuori dal progetto, un servizio basato su un accompagnamento 'uno a uno'”, ha detto p.Eric, e si intreccia con la particolarità propria del JRS dal Kenya all'Ucraina, “un servizio ai più vulnerabili fuori dalle Istituzioni, ciò che ci unisce sono le persone che serviamo”. 

“Camminare con gli esclusi” 'discende' dalla conoscenza della storia di Sant'Ignazio: compagni “di tutti coloro che vivono una situazione di esclusione, di privazione della dignità”. Così come occorre ridirsi che il JRS, di cui fa parte la rete dei Centri Astalli, è “un ministero apostolico della compagnia di Gesù” in cui operano persone diverse con culture diverse (appunto, chi ha fede, chi è volontario, eccetera...). Il JRS è nato dalla “compassione” di padre Arrupe SJ: vide nei rifugiati “una sfida che come cristiani non possiamo ignorare, a cui non si può essere indifferenti”. E il senso dell' urgenza di rispondere anche a Bologna alle esigenze dei migranti è una delle risonanze emerse dai gruppi di lavoro, ad esempio.

Oggi il JRS opera in 58 paesi aiutando 1,2 milioni di persone con 11.500 collaboratori: e si torna all'inizio: c'è chi lo fa per fede, chi per umanesimo, chi per senso di responsabilità sociale, chi per lavoro...

PERCHE' LO FACCIO?” PERCHE' FARLO?

Riecco quindi la domanda del “perchè lo faccio?”; perchè abbracciare questo cammino? Per “rispondere alla chiamata di Dio che ci chiama attraverso queste persone e l'opportunità di servire queste persone è un privilegio, ne riceveremo una benedizione: incontrare i fragili e i migranti è incontrare Dio”, risponde p.Eric. Ma siccome c'è appunto anche chi non crede, in questo caso “impegnarsi per i migranti è dare un senso più forte alla vita, è contribuire al miglioramento della società, del bene comune”.