LA DOMANDA E': COME VOGLIAMO ESSERE RICORDATI DAI MIGRANTI?
Ecco cosa fa la differenza nel servizio ai migranti
Quando i migranti descrivono i lunghi e durissimi viaggi che affrontano il loro sembra “il racconto di un'avventura”: tutto pur di raggiungere un'Europa “percepita come un posto dove qualcuno ti aiuta”. Ma è proprio quando il traguardo sembra raggiunto che subiscono uno dei 'colpi' più duri. “Ci sfamavano, ci aiutavamo, ma senza rispetto”, racconta padre Eric Goeh-Akue SJ, originario del Togo, oggi responsabile dell'area Identità e Missione del Jesuit Refugee Service (JRS) dopo aver toccato con mano l'esperienza e la vita del rifugiato per due anni. E questa sottolineatura fa una enorme differenza. Poichè “il modo in cui si aiuta è importante e fa la differenza”, qui sta un approccio e uno stile che il Centro Astalli di Bologna ha voluto rimettere 'a fuoco' nell'incontro tra soci, volontari, operatori guidata da p. Eric e padre Alessandro Manaresi, presidente del Centro Astalli.
Un incontro aperto da una storia perché “le storie sono al centro ad Astalli”, ricorda p.Manaresi: il racconto di Pal, giovane volontario gesuita dell'Ungheria, dopo un'esperienza estiva di servizio al Centro Astalli di Trento. “In un mese ho capito che c'è molto di più da comprendere di quello che credevo”, ad esempio che chiacchierare è importante, “è un elemento da cui dipende l'integrazione, è ciò che contribuisce a creare l'accoglienza” anche solo a partire da “domande semplici”. Questo come le visite, le cene assieme (che si fanno anche a Bologna), le feste... E' quando non succede tutto questo, quando si avverte invece la mancanza del rispetto che invece monta “rabbia” negli animi di chi ha lasciato tutto per cercare l'Europa.
Dice e raccomanda quindi p.Eric: “L'aiuto non è solo materiale, deve essere un servizio umano, pedagogico e spirituale, questo fa la differenza”. E' il riconoscimento concreto e sincero della “dignità” dell'altro che fa la differenza. “Le persone che serviamo hanno lasciato tutto, hanno perso tutto e vengono discriminate. Ecco che ciò che più serve è essere riconosciuti, accompagnati, sentirsi rispettati. Con l'aiuto la persona deve sentire che è riconosciuta. Significa prendersene cura nella sua interezza, rispettandone la dignità. Significa alleviare, rispondere ai bisogni fisici, ma anche emotivi e spirituali e fare un cammino assieme”.
Uno 'stile' di Astalli è quello di aiutare la persona a riconciliarsi. “I migranti sono persone spezzate, quello che facciamo è operare per una riconciliazione della persona con se stessa, con gli altri, con la propria fonte di vita, con l'universo”, indica p.Eric. Questo passa da dare dignità, appunto, ma anche dalla solidarietà, dalla partecipazione, dalla compassione, dal dare speranza e operare per la giustizia.
Come vogliamo essere ricordati dai migranti accolti e aiutati? Sta tutto qui. “Siamo passeggeri nella vita dei migranti, come vogliamo essere ricordati da loro?”.