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Dal "ma perchè dovete proprio partire" al "complimenti per coraggio e generosità"

Dal "ma perchè dovete proprio partire" al "complimenti per coraggio e generosità"

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Hanno approfondito le rotte percorse dai migranti, i diritti di chi si sposta; ma anche cosa succede quando si arriva in Italia, fino a provare a mettersi nei panni di chi lascia il proprio paese per affrontare un lungo, difficile e spesso pericoloso viaggio ed essere poi accolto anche da tanti luoghi comuni. Qualcosa però, alla fine di questo percorso, era rimasto in sospeso... irrisolto: domande sul perché si vuol venire proprio in Italia, perchè non si riesce a restare nel proprio paese, perché è così tanto difficile riuscire a integrarsi, trovare lavoro, rispettare leggi diverse...

Erano tutte questioni che aleggiavano nell'incontro in una scuola superiore di Bologna dove, di recente, un giovane migrante ha detto 'sì' alla richiesta-proposta di raccontare il suo viaggio nell'ambito del progetto 'Finestre' del Centro Astalli. Un viaggio di alcuni anni fa, partendo da un paese dell'Africa centrale, attraversando Algeria e Libia e poi il mediterraneo a bordo del classico gommone senza nessuno che lo sapesse pilotare, che conoscesse la rotta, senza contare “i giorni senza mangiare”, senza dimenticare di aver bevuto acqua di mare perchè quella non salata non c'era... Finché un mercantile non li ha trovati, imbarcati e aiutati a raggiungere Lampedusa e da qui Bologna, “città accogliente” come poche nel ricordo ancora vivissimo di chi tutto questo lo ha raccontato per quasi due ore agli studenti. “Hai subito razzismo?”; “Qualche volta potrà essere capitato, ma le cose brutte finisco per non ricordarle”. E una volta finito il viaggio un'altra avventura è iniziata: quella di un lavoro che accompagna altri migranti arrivati in Italia, li aiuta a farsi capire, a spiegare davanti a chi deve rilasciare un permesso di soggiorno per asilo o protezione senza rischiare errori o dimenticanze che quel visto possono negarlo rispedendo esattamente al punto di partenza.

“Come lo definireste dopo aver ascoltato la sua storia?”, ha chiesto l'insegnante agli studenti. Silenzio. Poi, una dopo l'altra, come se qualcuno avesse tolto un 'tappo': “Intelligente”, “Intraprendente”, “Indipendente”, “Coraggioso”, “Forte”, “Generoso”, “Ingegnoso”, “Determinato”.... per citare quelle pronunciate di slancio. Le domande rimaste in sospeso, più cattivelle, non servono più. E' bastato ascoltare. “E' bastato ascoltare il modo in cui si è comportato nelle situazioni in cui si è trovato continuando a cercare di ottenere e raggiungere quello che voleva veramente”, riassume uno studente.