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Tanti numeri, ma anche tanto altro

Tanti numeri, ma anche tanto altro

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Numeri, tanti numeri: quelli dei conti per far quadrare i bilanci tra donazioni e costi; quelli dell’attività che racconta di quante persone sono state accolte, quanti incontri, quanti volontari… “Ma alla fine sono persone e volti, quelli che incontriamo e sosteniamo”: i migranti, i rifugiati, “ed è un bel lavorare”. Francesco Piantoni, presidente del Centro Astalli di Bologna, ha aperto così l’assemblea dei soci che, nei giorni scorsi, ha approvato all’unanimità il bilancio 2024. Numeri, quelli dei conti, che dicono tanto, ma non tutto: anche e soprattutto perché l’anno appena trascorso ha significato e richiesto un maggiore impegno nella ‘governance’ ma al tempo stesso il Centro Astalli a Bologna è, e resta, una organizzazione che cammina tanto sulle gambe dei volontari. E perché, come ha detto sempre Piantoni, “tante cose si fanno e tante altre si potrebbero fare”. L’opuscolo con il resoconto delle attività del 2024 documenta il percorso fatto in una trentina di pagine.

E’ stato un anno, il 2024, che ha stretto un legame forte, di sostegno e riconoscimento, con la Arcidiocesi di Bologna (suggellato un rapporto che vede in Astalli Bologna un'attività diocesana di assistenza ai migranti), un anno passato a caccia di progetti (e relativi finanziamenti): tanti tentativi, ma non altrettanti successi. Non è facile: Astalli Bologna è ancora in cammino; “E’ una macchina che va, funziona: va oliata e mantenuta, ma è partita”. E un nuovo progetto, uno sportello di ascolto sul tema della salute, è stato messo in pista, con il Centro Astalli di Roma e con altri sparsi in Italia. Che, a inizio giugno, si incontreranno proprio a Bologna. Prima volta sotto le Due torri.


Nel 2024 il Centro Astalli ha anche iniziato a raccontare e raccontarsi: il sito, le news anche sui social, i resoconti delle attività e l’annuncio dei prossimi passi... “Serve a dire chi siamo, ma anche e soprattutto a raccontare alla città una certa idea di fare servizio per i rifugiati”, come ha detto Piantoni.

 Tanti volontari, poche case. L’attività del Centro Astalli è “veramente ampia” e beneficia tanto dell’apporto dei volontari che il loro supporto è stato conteggiato nel bilancio: non fa quadrare il conto economico, ma quello dell’identità eccome. “E’ un dato di cui gioire”, ha detto il tesoriere Lorenzo Manaresi, “è un punto di forza e di orgoglio” di questo Centro Astalli. Di contro se c’è un dato che neanche l’aiuto dei volontari riesce a smussare è la carenza di case per i migranti: trovarle per loro è e resta difficilissimo: la mediazione del Centro Astalli qualche porta riesce a farla socchiudere, ma troppo spesso, a un passo dall’accordo, si richiude quando si scopre che l’inquilino sarebbe un migrante. Un rapporto rinnovato con il Centro Poggeschi, altra realtà ‘ignaziana’ di Bologna proverà a dare nuove risposte: in termini di possibili coinvolgimenti degli studenti legati al ‘Poggeschi’ e di possibili spazi per migranti in cerca di alloggio.

“Resta fondamentale animare i luoghi in cui siamo, continuando nell’idea di essere una organizzazione di volontariato il cui fulcro è il servizio ai rifugiati e il volontariato è ciò che ci distingue e porta a dare testimonianza”, ha ricordato Piantoni. I luoghi in questione sono le scuole che chiedono di ascoltare dal vivo i racconti dei migranti, le richieste di incontro nelle parrocchie, i gruppi che arrivano per conoscere le realtà e i progetti, le ore di formazione… E tanti altri campi ‘chiamano’: i minori stranieri non accompagnati (dal ciclo di seminari Astalli-Minguzzi nascerà un tavolo metropolitano sul tema), la salute dei migranti, i servizi a bassa soglia… “Astalli è una bella macchina, ha davanti a sé tanti problemi ma anche tanta ricchezza e altrettante possibilità”. Come si diceva, tanti numeri ma anche tanto di tanto altro