Le realtà territoriali del Centro Astalli “sono nodi che formano una mappa di avamposti territoriali di umanità e solidarietà”: secondo la mission di accompagnare, servire e difendere i rifugiati, operano quindi in posti e punti diversi dell’Italia e di recente a Bologna hanno confrontato i loro “sguardi” su migranti e rifugiati. Nei giorni scorsi, infatti, il Centro Astalli di Bologna ha riunito e coinvolto presidenti e coordinatori di diverse realtà (Roma, Trento, Vicenza, Padova, Catania, Palermo). E’ stata l’occasione per interrogarsi sul valore e sulla funzione della rete territoriale formata dai vari ‘Astalli’: appunto per mettere a fattor comune gli sguardi differenti su migranti e rifugiati, sui loro bisogni e sui progetti con cui rispondere. La riunione di di Bologna ha visto anche un incontro con il cardinale arcivescovo Matteo Zuppi, presidente della Cei, che ha molto insistito sul valore evangelico dell’incontro coi poveri e sull’importanza di diffondere a tanti livelli la cultura dell’incontro.
Nel 2024 la Rete territoriale dei Centri Astalli ha contato 803 volontari, 24.000 utenti, 1.114 persone nelle strutture di accoglienza, 38.700 studenti incontrati. E’, come si legge nell’ultimo rapporto nazionale sulle attività del Centro Astalli, una rete che “libera energie più che contenere processi”, che “si arricchisce delle reciproche differenze e trova unità nei valori e nella volontà di essere presenza viva e generativa”, nella “vicinanza quotidiana ai migranti esprime il suo potenziale di umanità”.
La Rete del Centro Astalli “si fonda sul desiderio di lavorare insieme in modo creativo per aiutare i rifugiati” e nel rapporto si legge ancora: “Nel corso del 2024, la Rete del Centro Astalli ha affrontato numerose sfide, acuite dalle politiche di chiusura e dall’aumento della marginalità economica, sociale e abitativa dei rifugiati e dei richiedenti asilo, persone con vulnerabilità sempre più complesse. Per questo, l’impegno della Rete si è profuso per coinvolgere attivamente la sfera pubblica e privata, nel sostenere i migranti forzati nel loro processo di inclusione e nella ricerca di soluzioni formative, lavorative e abitative stabili e sicure”.